Monday, 13 January 2020

#19 - Nell'arte

Questa è una statua lignea che manifesta uno dei primi esempi di Maneki Neko in Giappone, prima che il portafortuna prendesse la forma e i colori che conosciamo oggi.
Questa statua è situata nel mercato di Ofuna nella prefettura di Kanagawa.
Risale all'era Taishō (1912-1926) ed è alta trenta centimetri.
La zampa posteriore del gatto poggia su un simbolo fortuito che legge Fuku, che significa fortuna o prosperità. Nella zampa anteriore porta un Koban.
La statua era di un mercante nel mercato di Ofuna che la esponeva per propiziarsi buoni affari.
Fonte dell'immagine e delle informazioni

#18 - In cucina

Come precedentemente detto i Maneki Neko sono esposti in praticamente ogni ristorante in Giappone. Il loro accostamento al cibo non termina però al semplice soprammobile e alla loro funzione di invitare il cliente. Il gatto è infatti usato come decorazione per servizi di posate, bacchette, bicchieri da sake, servizi per il te, persino contenitori di spezie e liquidi. Stampe di Maneki Neko decorano inoltre presine e grembiuli da cucina.

#17 - La nuvola dei nomi


#16 - prima mappa concettuale

#11 - La tassonomia della cosa

I primi portafortuna Maneki Neko, risalenti all'epoca Edo, erano di porcellana dipinta mano nei caratteristici colori bianco e rosso
Con il tempo i gatti iniziarono ad essere dipinti in altre colorazioni.
Nero con funzione di proteggere dagli spiriti maligni.
Oro colore associato alla ricchezza e ai soldi, per auspicare successo negli affari.
Rosso protezione dalle malattie.
Rosa successo nelle relazioni amorose.
Blu successo negli studi.
Verde protezione dell'intera famiglia.
Assumono poi diversi significati le varie posizioni della zampa.
La zampa destra alzata è propiziatoria di successo legato agli affari. La zampa sinistra alzata invece è simbolo di invito ad entrare nel locale in cui il gatto è posto.
Con l'avvento della tecnologia e la scoperta di nuovi materiali e nuovi modi per usarli i Maneki Neko sono stati uniti a oggetti d'uso comuni: pupazzi da attaccare con un cordino ai sempre più diffusi cellulari, gatti che muovono la zampa mediante una batteria a ricarica solare, come decorazione di bacchette per mangiare, matite, gomme per cancellare e astucci.
Il Maneki Neko è diventato sempre di più un brand, presente sui ricami dei kimono, su bracciali e collane e persino su treni, come nel caso della navetta Tokyu-Sategawa che va al tempio Gotokuji.

Tuesday, 10 December 2019

#14 - La cosa come simbolo

L'origine del Maneki Neko, oltre che nella leggenda, va ricercata anche nelle stampe risalenti al periodo Meiji, e uno dei motivi della sua crescente popolarità in quel periodo è da ricercare nella sua fervente industria del sesso.
Molte case di divertimento avevano delle mensole di buona fortuna in cui venivano esposti e donati portafortuna di forma fallica, ma con l'apertura del Giappone nei confronti dell'occidente e l'istituzione del governo Mejo nel 1868, sì cercò di minimizzare la visone negativa nel mondo cristiano. Il governo proibì dunque l'esposizione di talismani sessuali.
Questa scomparsa sì accompagna alla rapida diffusione di portafortuna Maneki Neko e le stampe iniziano a raffigurare donne che chiamano con fare sornione come i gatti.

#13 - L'anatomia della cosa

Ogni Maneki Neko ha dei tratti distintivi e che devono sempre essere presenti.Il portafortuna deve portare un collarino al collo, questo sta a significare che il gatto è ritenuto membro della famiglia e non semplicemente di passaggio, in questo modo esso esercita la sua funzione benefica sulla famiglia o sul commerciante.
Il gatto deve inoltre avere una zampa alzata, appunto per invitare il cliente all'interno dell'edificio.
Oltre a questi tratti caratteristici il gatto può sedere su delle monete o dei lingotti, può tenere nella zampa libera un Koban (antica moneta giapponese) o degli striscioni con desideri di ricchezza e salute.

#12 - I materiali della cosa

Antiche rappresentazioni del Maneki Neko erano fatte di legno scolpito, pietra e metallo, in seguito si passò alla porcellana e ghisa.


Oggi i materiali più utilizzati sono la porcellana, il vetro (sopratutto se usati come bomboniera) e, ovviamente, la plastica. L'utilizzo della plastica ha reso la produzione sempre meno costosa, ma allo stesso tempo, meno esclusiva, meno preziosa. E la produzione di serie ha eliminato ogni sorta di esclusività e vena artistica ancora presente nei modelli in ceramica dipinti a mano.

#10 - I proverbi della cosa

Un proverbio legato al Maneki Neko è l'analogo Giapponese al nostro "Perle ai porci": "猫に小判" 
(Neko ni koban) moneta ad un gatto. La stessa moneta che, nel Maneki Neko, il gatto spesso tiene nella zampa sinistra, cioè un Ryo, che aveva grande valore nell'era Edo.

Un altro proverbio legato al Gatto portafortuna deriva dalla cultura cinese. I cinesi credono infatti che se un gatto si lava il muso presto verrà a piovere. La pioggia per un commerciante significa un aumento del flusso di visitatori dovuto alla pioggia.


09 - I nomi della cosa

Il 招き猫 (Maneki Neko), che si traduce in letteralmente nelle altre lingue in gatto che chiama è spesso scambiato per un portafortuna cinese.
Viene dunque spesso erroneamente chiamato "gatto fortunato cinese" o jīnmāo (gatto dorato). Il Maneki Neko è in realtà totalmente di orgine giapponese ed il suo nome in cinese è 招财猫 (zhāocáimāo) cioè gatto fortunato ed è con questo nome stato adottato dalla superstizione cinese, la Feng Shui.

Sunday, 1 December 2019

#8 - Maneki Neko (la cosa)

L'oggetto che ho scelto per rappresentare Shibuya è il Maneki Neko. Questa statuetta è uno dei portafortuna più diffusi in Giappone e, a mio parere, rispecchia al meglio la vera e propria ossessione giapponese per il gatto. 

Negli innumerevoli negozi e ristoranti da me visitati, l'immensa varietà e stranezza di prodotti mai visti era accomunata dalla presenza del Maneki Neko: il gatto, con la zampa alzata ci faceva cenno di entrare, a volte per acquistare souvenir esotici, altre per riposare le gambe e gustare calde ciotole di Soba fumanti.
Proprio questa è infatti la funzione del sornione felino: portare affari e clienti al padrone del negozio. La leggenda infatti narra come il gatto sfamato da un monaco di un tempio decaduto, avesse invitato un ricco feudatario chiamato Naotaka all'interno del tempio durante una tempesta, Naotaka, colpito dalla generosità del monaco, decise di restaurare il tempio al suo originale sfarzo e ricchezza. Alla morte del gatto il monaco eresse una statua in suo onore che lo raffigurava con la zampa alzata.

Sunday, 3 November 2019

#07 - Il film

"Lost in translation" (L'amore tradotto) è un film del 2003 ambientato a Tokyo.

Il protagonista Boh Harris (Bill Murray) è un attore americano ingaggiato per alcuni spot pubblicitari nella capitale nipponica, proprio qui conosce Charlotte (Scarlett Johansson), la giovane moglie di un fotografo. Insieme vivono l'esperienza del turista americano in Giappone, fra confusione e ilarità causati dalla barriera linguistica. Mentre la loro relazione diventa più stretta, i due realizzano come fare per tornare alla precedentemente odiata routine.
Il loro itinerario nel film è studiato per mostrare le bellezze di Tokyo al pubblico del grande schermo, in Shibuya i due infatti si trovano in mezzo al Shibuya's Crossing, e ammirano il maxischermo che oggi mostra l'input della webcam puntata sulla folla.

Sempre a Shibuya i due vanno in un famoso ristorante di sushi e poi al karaoke nella zona di Udagawacho.

Saturday, 2 November 2019

#06 - Origini del nome "Shibuya"

I due kanji usati oggi per scrivere Shibuya sono 渋 Shibu, aggettivo che ha diversi significati tra cui stringente, raffinato, di cattivo gusto, e 谷 Ya, cioè valle.
Il nome Shibuya è anche un cognome.
Sull'origine di questo nome vi sono quattro possibili teorie:
- In passato esisteva un piccolo borgo chiamato  塩谷ノ里 Shioya no Sato (Borgo della valle salata), nel corso del tempo la pronuncia di Shioya cambiò in Shibuya e anche i kanji vennero cambiati da 塩谷 a 渋谷 per riflettere questa differenza.
- in seguito al prosciugamento di un fiume che scorreva nella valle sì formò un colore ramato e il letto del fiume fu chiamato 鉄渋 nakashibu (ruggine acquosa).
- Un'altra teoria attribuisce il nome al fiume chiamato 渋谷川 Shibuya-Gawa (il fiume Shibuya) che passava nella zona, il fiume poi si seccò ma il nome rimase.
- L'ultima teoria, e anche la più accreditata, narra che nel periodo Heian (dal 794 al 1185 D.C.) un signore feudale sconfisse un intruso che era entrato nel palazzo imperiale. 
Per premiarlo per il suo coraggio venne assegnato a lui e alla sua famiglia il nome Shibuya. La famiglia eresse castello in questa valle chiamato 渋谷城 Shibuya-jō (castello Shibuya), il castello oggi non è più in piedi, ma un santuario costruito sul suo suolo è ancora oggi presente. Kon’nō Hachimangū, il piccolo santuario dedicato al dio della guerra, è ancora oggi in Shibuya.


Fonti: https://www.google.com/amp/s/japanthis.com/2013/03/19/why-is-shibuya-called-shibuya/amp/

https://jref.com/media/kon%E2%80%99n%C5%8D-hachimang%C5%AB.7458/

http://www.city.shibuya.tokyo.jp/eng/index.html